
Molti di voi saranno al corrente che qualche giorno fa è stata sgomberata una palazzina in Corso Garibaldi 89/b occupata da più di vent'anni.
All'interno un Centro Sociale, un Centro di Documentazione, la Casa degli Artisti e un Laboratorio di Liuteria tra i più apprezzati del nostro belpaese.
Qui di seguito vi posto il punto di vista di Giorgio Monaci che condivido.
Naturalmente siete liberi di pensarla diversamente dal sottoscritto.
La vicenda della casa degli artisti di via Garibaldi è l'ultimo esempio di come la città di Milano affronta i temi della cultura e della creatività metropolitana.
Mentre tutte le grandi città europee hanno individuato nel tema dell' economia creativa uno dei fattori strategici della crescita competitiva dei contesti metropolitani e mentre le varie riflessioni sul ruolo della classe creativa come nucleo portante delle società del futuro hanno messo in moto l'attivazione di politiche pubbliche e iniziative per attirare artisti, talenti e nuove professionalità, a Milano non si trova di meglio che utilizzare la polizia per mettere fine ad una esperienza storica e antesignana come quella della casa degli artisti.
In tutte le città europee, a cominciare da Berlino, Londra, Parigi Amsterdam esistono spazi, spesso ricavati da edifici ex-industriali, messi a disposizione delle istituzioni pubbliche per ospitare a titolo gratuito artisti e attività creative.
Perfino a Pechino esiste un intero quartiere in cui si sono insediati negli edifici di una enorme ex-industria pubblica, una quantità stupefacente di gallerie d'arte, studi di pittori, scultori, grafici e fotografi.
Il paradosso è che a Milano esperienze di questo tipo esistono già da lungo tempo e vi si pone fine nel silenzio generalizzato della città.
La storia della "casa degli artisti" merita di essere velocemente ricostruita.
Realizzata nel 1911 per iniziativa di una famiglia che ben rappresentava l'esempio dell'apertura mentale della borghesia meneghina di inizio secolo, la casa venne progettate e costruita come un insieme innovativo di luminosi studio adatti ad ospitare gli artisti.
Dopo la guerra la casa diventò di proprietà comunale e qui si insediò una comunità di artisti che, succedutisi nel tempo, hanno, di loro iniziativa, cercato di porre qualche rimedio alla situazioni di degrado dell'edificio che diventava via via più evidente.
Più volte gli artisti hanno cercato di regolarizzare la loro situazione cercando una interlocuzione con le varie amministrazioni che si sono succedute negli anni, fino ad arrivare alla situazione odierna.
Allo stato attuale quello che non si riesce a comprendere è quale progetto ci sia oggi da parte dell'Amministrazione comunale per il destino della "casa" e degli artisti che vi sono ospitati da più di vent'anni.
Questo mio vuole essere un appello perché l'Amministrazione comunale milanese renda palese le sue intenzioni e salvaguardi una esperienza importante nel panorama di una città che ha bisogno disperato di iniziative per attirare nuovi talenti e conservare quelli di cui già dispone.







1. demi, Giovedì 4 Ottobre 2007 ore 14:22
La casa è stata gia sigillata. Tutti gli artisti, i liutai e le loro opere sono state portate via in fretta.
La casa è proprietà del comune, che non ha dato nessuna risposta ne ha dialogato con gli artisti. Ma loro non sono ''igniotti'' come ritiene il comune.
Stasera Giovedi 4 Ottobre alle 18:30, il coro delle ''Bubble gum'' canta di fronte al Palazzo Marino, con una petizione per chiedere dialogo dal Comune di Milano e per salvare questo palazzo bellissimo dalla speculazione.
Potete mandare la vostra adesione alle richieste degli artisti (e anche racconti e ricordi sulla Casa degli artisti) a artistigaribaldi89a@yahoo.it
Il comunicato e le richieste degli artisti dell' associazione culturale 89a si trova su:
artistigaribaldi89.splinder.com