Domani ci sarà l'atteso concerto di Massimo Priviero all'Auditorium di Milano.
Quale migliore occasione per fargli qualche domanda e scambiare con lui qualche opinione: ciò che segue è il risultato di questo scambio. Buona lettura!
D Parlaci degli anni di Jesolo: sono stati formativi?
R Sai son stati anni dolcissimi di un ragazzo solitario che cercava se stesso attraverso le prime canzoni che scriveva. Chiaro che in qualche modo sono stati anche "formativi"..le prime band che fai, i primi concerti, i sogni che ti porti dietro, la forza dell'innocenza. Tante cose che ti fanno crescere e poi scegliere la tua strada
D E come è stato l'arrivo a Milano?
R L' arrivo di un ragazzo vagabondo della provincia veneta che firmava per una grande multinazionale e che trovava una città che col tempo avrebbe imparato a conoscere e ad amare. Con sentimenti spesso in contrasto, con a volte voglia di andarsene. Ma se sono qui dopo 22 anni evidentemente questa città è entrata dentro di me.
D Poi arriva il tempo di Nessuna Resa Mai, e cosa succede?
R Succede che arriva Little "Steven" Van Zandt e decide di produrre un album che esce in tanti paesi del mondo e che scala classifiche. Ma succede anche che decidi che un certo tipo di giochi e di compromessi non vanno bene per la tua vita e decidi che puoi vivere meglio facendone a meno e facendo fino in fondo la tua musica.
D I tuoi rapporti con le Major?
R Ne più e ne meno di quelli di un uomo che per lavoro ha a che fare con qualche azienda. In Italia, vuol dire per l'80% aver a che fare o con degli idioti, dei conformisti o peggio con dei "mafiosi". C'è da trovare il restante 20 % di persone in gamba e pulite. Ma questo, come ti dicevo, vale in ogni settore della società italiana in cui uno si muove.
D Che cos'è per te il successo?
R Svegliarsi al mattino e dire "vivo facendo la cosa che amo di più", avendo la possibilità di regalare emozioni intelligenti, forza, energia e pezzi di umana resistenza a chi ti segue, a chi viene a un concerto, a chi cammina al tuo fianco. Un altro tipo di successo è spesso solo un ricco conto in banca e la riconoscibilità del tuo droghiere. Francamente posso fare a meno di entrambe queste cose.
D Come giudichi il panorama del rock nazionale?
R Non lo giudico. Lo conosco poco. Non credo sia mai esistito un rock italiano, esiste quello che ancora chiamiamo rock oppure blues, oppure altro...che si fanno in una determinata lingua magari, ma che non ha mai confini e che quindi è patrimonio di un italiano come di un tedesco o di un americano, ovviamente. Mi interessa da sempre il rock che cerca di incontrare la poesia, quando ci riesce. Il resto molto meno.
D Cosa suggeriresti ai rockers nostrani (siano singoli o band) che cercano di emergere con tata fatica?
R Di cercare la loro strada, naturalmente, di fare la propria musica navigando lontano da cover band e cose simili. Poi, oggi contano i live e un bel lavoro sul web. Il successo non và cercato. Tu fai la tua strada e la tua musica può incrociare il favore di 10 o100 o centomila. Sii stesso e sii felice anche se in pochi verranno a dirti "grazie per la tua musica". Anche quello sarà il tuo "successo".
D E arriviamo all'auditorium, sei pronto?
R Beh, è una bella sfida devo dire..ho suonato in tanti teatri nella mia vita, ma quel posto è davvero speciale. Credo che oggi sia il più bel teatro di Milano e non solo. Certamente lo è come acustica. Darò e daremo tutto, come sempre. Rock e poesia, energia ed emozione. Poi, staremo a vedere
D Come vedi il futuro del rock'n'roll?
R Penso che tornerà sempre di più in cerca delle origini e che troverà sempre più contaminazioni con quella che più generalmente chiamiamo musica popolare. E penso che dovremo sempre più parlare di musica scansandola da etichetta o da genere. Il punto è sempre quello di riuscire a distinguere dove c'è arte, emozione vera, poesia e dove c'è semplicemente canzonetta.
D E quello di Massimo Priviero?
R Oh, mica facile da dire oggi. C'è molta carne al fuoco, per fortuna. E spero anche buone idee. Credo che mi rimetterò presto a scrivere per fare un album acustico e per ritrovare quel ragazzino di Jesolo che tanti anni fa suonava da solo davanti al mare ed iniziava a scrivere le sue storie. Gli devo qualcosa.
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